sabato 12 novembre 2011

Altri 5 anni di Iorio? Senza Berlusconi?

[9 novembre - 15 novembre]
Questo post stava per essere pubblicato ancora una volta senza un commento del risultato delle elezioni molisane. Continuava per la quarta settimana il black-out sulla proclamazione dei vincitori, anomalia che ha riassunto tutte quelle che hanno contrassegnato la notte degli scrutini.
Infine è però arrivata la conclusione delle verifiche degli Uffici Circoscrizionali e Regionali.
Il commento è ora possibile. Ma si riassume in poche parole: resterà ancora presidente Michele Iorio. Fino a quando?
Continuiamo dunque a ragionare sulle prospettive del dopo-elezioni analizzando il voto del 16-17 ottobre e le dinamiche che rivela.
Ritorno dunque, come promesso, sull'identi-kit del voto disgiunto al candidato dei grillini.
Dopo aver dedicato il post precedente ai voti incrociati provenienti dal centro-destra e dalla sinistra radicale, questa settimana è sotto esame quello proveniente dalle file del PD.
Il tema va affrontato inquadrandolo nel passaggio di fase complesso e drammatico che il nostro paese sta attraversando, ma la risposta che cerchiamo riguarda il PD molisano: perché raccoglie un consenso così risicato? Da dove viene il malessere? Perché i suoi elettori incrociano con l'area grillina più degli altri partiti, anche di quelli alla sua sinistra? Infine, come uscirne?

LA PROCLAMAZIONE, RINVIATA DI GIORNO IN GIORNO, E' INFINE ARRIVATA, VERSO IL COMPIMENTO DELLA QUARTA SETTIMANA. NON TUTTO E' CHIARO PER I GIUDICI, A MAGGIOR RAGIONE I CITTADINI ELETTORI HANNO DIRITTO ALLA CHIAREZZA.

Stavo per cliccare l'invio di questo post sul mio blog, riprendendo il discorso dove l'avevo lasciato nel post precedente senza poter commentare, neanche questa settimana, il risultato delle elezioni molisane, quando sono stato raggiunto dalla notizia della proclamazione dei risultati da parte della Corte d'Appello, sul finire della quarta settimana di verifiche.
La proclamazione è avvenuta – è bene ribadirlo a fronte di notizie alquanto confuse e imprecise diffuse dalla stampa, con poche eccezioni on line come “l'Infiltrato” e “Prima Pagina Molise” – SENZA che siano stati effettuati quei riscontri a tappeto tra verbali e tabelle di scrutinio che pure la legge ammetterebbe e che il caos emerso dai verbali avrebbe non solo consigliato ma imposto.
Il tribunale di Campobasso ha effettuato riscontri più numerosi, avendoli ritenuti necessari ogni qual volta i verbali presentavano incongruenze, ma non a tappeto. Quello di Isernia si è limitato ad effettuarli solo nei casi in cui le incongruenze dei verbali non apparivano sanabili (e in qualche caso trovando – come Campobasso - ostacoli insormontabili anche dopo aver verificato le tabelle di scrutinio, in particolare per i voti di preferenza).
Calcolavo nel post precedente che 10 giorni lavorativi per due coppie al lavoro nei due tribunali per 3 ore al giorno sarebbero stati più che sufficienti, a ritmo blando, per il riscontro di tutte le tabelle di scrutinio. Abbiamo abbondantemente doppiato quel termine. I giudici hanno rinunciato a vederci chiaro (sottoposti a pressioni inaudite) e hanno passato la mano rinviando agli organi giurisdizionali (Tar e Consiglio di Stato). Ma sono i cittadini, più di chiunque altro, ad avere diritto alla chiarezza.

A questo punto un commento al risultato è d'obbligo. Me la cavo con due battute:
  1. Se c'è un molisano convinto che Iorio governerà il Molise più di diciotto mesi (oltre la primavera del 2013) si faccia avanti.
  2. C'è una lettera dell'on. Flavia Perina (FLI, già direttore del Secolo) sul Fatto Quotidiano dell'11/11/11 (per chi non fosse abbonato, riportata in http://www.primapaginamolise.it/backoffice_website/data/1/radA4EE3.tmp.pdf da Prima Pagina) che dovrebbe essere tradotta in una lettera aperta (col permesso dell'autrice), firmata da qualche decina di migliaia di elettori molisani, indirizzata al Presidente della Repubblica e per conoscenza ai segretari di tutti i partiti della coalizione che ha sostenuto Frattura.

RIPRENDIAMO QUINDI L'ANALISI DEL VOTO DISGIUNTO VERSO IL CANDIDATO DEI GRILLINI. DOPO QUELLO PROVENIENTE DAL CENTRO-DESTRA E DALLA SINISTRA RADICALE, ANALIZZIAMO LA PARTE PIU' CONSISTENTE, PROVENIENTE DAL PD.

Torno, a questo punto, al tema della scorsa settimana: che cosa ha mosso un'area del PD ad alimentare la campagna sul moderatismo del candidato presidente di centro-sinistra, ben oltre la fase delle primarie, fino a legittimare (o promuovere, secondo alcuni) il voto incrociato col candidato dei grillini?
E' vero che Frattura non ha adottato come colore-simbolo il rosso delle bandiere della tradizione comunista e socialista ma l'arancione (che è il colore scelto da De Magistris e Pisapia). Questa scelta non ha disturbato più di tanto le formazioni che si richiamano in modo più netto a quella tradizione, ma ha indotto una reazione di rigetto in una parte del PD. Come si spiega?
Una risposta a questa domanda ha a che vedere con la situazione del PD molisano, sceso sotto il 10%, con la peggiore performance regionale d'Italia? E ci aiuta a capire il senso delle scelte cui il PD è chiamato anche a livello nazionale in queste ore drammatiche per il Paese?

UN INCISO SULLA DINAMICA INTERNA AL PD E SUGLI SCHIERAMENTI. SONO UNA RIEDIZIONE DELLE CORRENTI DOROTEE O UN'ARTICOLAZIONE DI SENSIBILITA' E CULTURE POLITICHE CHE SERVE A ARRICCHIRE LA SINTESI UNITARIA?

Prima di procedere, dovendo parlare del PD, mi vedo costretto a introdurre un inciso riguardo alla mia personale posizione nel partito (nazionale) e alle mie opinioni sulla sua situazione attuale e le sue prospettive.
Non pensavo potesse esserci necessità di un simile excursus, non sono convinto che abbia un rilevante interesse ma sta di fatto che sono stato chiamato in causa sulla stampa molisana per il modo in cui ho ritenuto di fare la mia parte (direi perfino il mio dovere) nelle recenti vicende politiche molisane. Benché le mie opinioni siano sotto gli occhi di tutti su questo blog (e prendono fin troppo spazio!), qualcuno ha pensato bene di suggerire un'altra descrizione, alquanto allucinata e fuorviante, ripresa – evidentemente “sulla parola” - da un quotidiano. Chiarisco perciò la mia opinione, come spunto per introdurre il tema di questo post.
Non do peso alle etichette (sono stato definito “veltroniano rottamatore”), anche se è preoccupante la cultura che traspare da chi le attribuisce (ma l'ispiratore dell'articolo è rimasto anonimo). Preferisco andare al merito ed esporre come vivo (e interpreto) l'articolazione interna del PD. Riassumendo:
  • ho dichiarato (anche in Molise), di condividere il “documento dei 75”, su cui si è riconosciuta e si è data una fisionomia l'area Modem: mi convinceva la tesi che il PD dovesse aprirsi a quanto si muove nella società chiedendo un'alternativa democratica e progressista al berlusconismo, e convincere, su un profilo propositivo e riformista, anche l'elettorato che, pur avverso al berlusconismo, finora non riesce a intercettare;
  • ho apprezzato l'iniziativa di gennaio al Lingotto, promossa da Modem, che riprendeva i temi di quel documento portando alla discussione proposte concrete, in un'ottica di governo, e ho considerato molto positivo lo spirito che vi aleggiava e che il segretario del PD non ha mancato di cogliere, ben al di là delle appartenenze o delle etichette correntizie: apertura, riformismo radicale, rinnovamento culturale sono state le parole chiave attraverso cui si è manifestato un sostrato di unità che va ben oltre gli steccati di corrente;
  • a giugno ho constatato in occasione della Conferenza Nazionale del PD sul Lavoro come fosse andata avanti l'elaborazione unitaria su quel tema così cruciale (unitaria significa VOTATA FORMALMENTE ALL'UNANIMITA'); hanno dato un convinto appoggio e preziosi contributi tutti i leader del partito (tra cui Veltroni); il Segretario ha concluso a sua volta i lavori con un intervento chiaramente animato dall'ambizione di dare una risposta di Governo a questo paese già allora in grave crisi.
Nel mezzo c'erano state le amministrative, con le novità che hanno prodotto: il risveglio di un'ampia area di elettorato e al tempo stesso un nuovo modo del PD di approcciare questi fenomeni. Anche in Molise: chi voglia guardare a quella tornata elettorale con occhi sgombri da pregiudizi può riconoscere già nella vicenda delle provinciali, nonostante il clamoroso errore commesso da chi non ho indetto le primarie, il tentativo molisano di collocarsi in quell'alveo, a partire dalla candidatura di Micaela Fanelli, ma dando atto a Nagni e a Coscia di aver tentato a loro volta di interpretare quello stesso ruolo. Il tentativo è stato rifiutato tuttavia in tutte le versioni (anche se con rimarchevoli differenze di peso) da una parte ancora troppo consistente dell'elettorato di centro-sinistra.
Quanto ai rottamatori, non vedo nelle iniziative di Renzi un gran contributo alla realizzazione di quel partito che ho tentato di descrivere, anche se considero piuttosto ingenue le demonizzazioni che se ne fanno, mentre mi sembra di altra consistenza il contributo propositivo che viene da altri giovani cui pure viene affibbiata la stessa etichetta (come Pippo Civati). Di rinnovamento generazionale c'è molto bisogno, ma serve trasfondere, più che rottamare.
In conclusione: la mia idea di PD è molto lontana da uno schema correntizio.

IL CORRENTISMO E' IN ANTITESI CON L'ARTICOLAZIONE DI SENSIBILITA' E CULTURE CHE SERVE AD APRIRE IL PARTITO ALLE NUOVE ISTANZE CHE EMERGONO E VINCERE LA SFIDA CHE CI ATTENDE IN QUESTO PASSAGGIO DI FASE. CHE E' IL PASSAGGIO, ANCORA OGGI, PIU' DI VENTI ANNI DOPO LA CADUTA DEL MURO, A UNA DEMOCRAZIA COMPIUTA

Diciamo che considero il correntismo - ovvero il sistema doroteo di gestione “notarile”, astratta, burocratica, del potere (e del consenso) personale in un'organizzazione complessa - una degenerazione di quella sana articolazione di culture, sensibilità, competenze (e quant'altro) di cui si alimenta e da cui trae linfa vitale un partito moderno, aperto, democratico quale il PD vuole essere. Anzi, come deve necessariamente essere per proporsi come partito di riferimento per l'area di centro-sinistra del paese, come partito di governo, come formazione politica ALTERNATIVA, FIN DAI SUOI FONDAMENTI CULTURALI, ALLA FORMA STORICAMENTE DETERMINATA CHE LA DEMOCRAZIA HA ASSUNTO NEL NOSTRO PAESE NEL SECONDO DOPOGUERRA NONCHE' ALLA SUA DEGENERAZIONE POPULISTICO-AUTORITARIA CHE E' STATA IMPROPRIAMENTE DEFINITA COME SECONDA REPUBBLICA.
Per dirla tutta, con un riferimento alla più bruciante attualità, considero questa la sfida cui è chiamato il PD nel drammatico passaggio di fase che viviamo in questi giorni.
A quasi venti anni di distanza la storia ci presenta il conto: non aver saputo voltare pagina rispetto alla democrazia bloccata del pre-1989; aver buttato al vento l'occasione offerta dall'ingresso nell'Euro; aver consegnato le chiavi della gestione politica di quel passaggio cruciale a chi aveva in mente di sabotarlo per tentare un ritorno al passato che avrebbe gettato il Paese in un disastro economico e distrutto le fondamenta della coesione sociale; aver accantonato rapidamente (nel biennio 2006-2008) il tentativo di “tornare sulla retta via” concedendo una chance ulteriore al regime berlusconiano. Questa drammatica sequenza di passaggi e scelte politiche ci ha condotti nel baratro (su questo do ragione alla Marcegaglia, non siamo sull'orlo ma ci siamo precipitati dentro). Solo il PD, un PD che abbia il coraggio di raccogliere QUESTA SFIDA, può trainare il sistema politico del nostro paese fuori dal baratro.
Questa è la sfida: la conquista della democrazia, fuori dal sistema bloccato in cui eravamo rimasti confinati sin dalla guerra fredda, la realizzazione piena dei suoi presupposti, il consenso informato, il dominio della legge, il bilanciamento dei poteri. Questa, non certo le sfide immaginarie proposte dalla folla dei politicanti allevati nella democrazia malata degli ultimi decenni: contro la finanza, contro le banche, contro l'Euro (ma anche contro il dollaro, o lo yuan); contro l'Europa che non ha un governo politico, oppure contro l'Europa che ha una politica ma è liberista; contro la BCE che ci vuole servi, o contro l'FMI che ci vuole in miseria; contro i comunisti che vogliono più tasse, o contro i poteri forti che ci vogliono vendere alla Germania (ma anche contro la Germania che non vuole mettere mano al portafoglio per noi); contro la massoneria internazionale (o il Washington consensus, o l'Aspen Institute) che vogliono sostituirsi ai nostri rappresentanti eletti. Tutto e il contrario di tutto (qualcuno ha rievocato i “demo-plutocratici-massoni” di mussoliniana memoria) pur di nascondere la sfida che conta, quella con noi stessi per uscire dalla vergogna dell'ultimo ventennio. La sfida che il PD deve dimostrare di saper vincere, già con il tentativo Monti.
A questo riguardo, per chiudere queste considerazioni sui fatti di questi giorni, considero vere due affermazioni che possono facilmente – e drammaticamente – porsi in antitesi. Che per risalire il baratro occorre una svolta radicale che non ammette compromessi, non con questo o quel personaggio del centro-destra, ma con la cultura politica che ha impersonato e propugnato fino al fanatismo tutto quello schieramento: una svolta che richiederebbe dunque una nuova maggioranza politica da suggellare e legittimare con il voto. Tuttavia l'urgenza delle scelte impellenti richiede una discontinuità immediata, senza i condizionamenti di un sistema politico che si regge sull'irresponsabilità.
Riuscirà Monti, con l'appoggio di Napolitano e del PD, in questo funambolismo? Questa è la domanda che attende una risposta in queste ore, appesa al filo di un richiamo all'articolo 92 della Costituzione e dunque alla prerogativa del Presidente del Consiglio designato di scegliere i ministri, mai davvero tradotta in pratica nella nostra storia repubblicana per il ruolo determinante che svolgono, riconosciuto formalmente dal nostro ordinamento, i partiti.

RIUSCIRA' ANCHE IL PD MOLISANO A RACCOGLIERE ADEGUATAMENTE QUESTA SFIDA?

Tornando al PD molisano, penso di aver posto tutte le premesse per chiarire il mio giudizio. Se è vero che le amministrative, già da maggio, hanno portato un vento di novità di grande interesse e che con le regionali si è compiuto un vero salto di qualità, testimoniato dal risultato del candidato presidente, dalla grande quantità di voti che hanno premiato la sua proposta e la sua persona e dalla mobilitazione che si è potuta registrare in settori significativi della società molisana che erano rimasti fin qui alla finestra o comunque poco coinvolti nella partecipazione attiva alla vita politica, ebbene, di fronte a queste novità considero semplicemente meschina, quasi insopportabile, ogni chiusura in se stessi, ogni lettura politicista e correntizia dei risultati e delle dinamiche che si sono manifestate, ogni tentativo di cancellare le novità per riaffermare minuscole rendite di posizione prive di una effettiva presa sull'elettorato, che sta prendendo l'iniziativa per tornare protagonista in prima persona.
Credo invece che anche il PD molisano debba aprirsi, come si sta sforzando di fare il PD nazionale. Che debba accogliere le istanze che sono affiorate, dar loro piena dignità politica, chiamandole al protagonismo ANCHE NELLA VITA DEL PARTITO, non solo all'esterno. Lo strumento canonico per realizzare questi obiettivi, lasciandosi alle spalle la macchia di un risultato inferiore al 10%, è quello congressuale. Senza traumi, senza rottamare ma governando sapientemente un'apertura convinta e convincente verso i nuovi protagonisti.

    PERCHE' UN'AREA DEL PD HA ALIMENTATO UNA CAMPAGNA CONTRO IL MODERATISMO DI FRATTURA, ANCHE DOPO LE PRIMARIE, ANCHE DOPO LA CHIUSURA DELLE URNE?
Questo lungo excursus sul PD mi permette di dare in poche battute una risposta alle domande da cui siamo partiti.
Qualcuno ha voluto vedere nelle polemiche sul profilo di Frattura solo un modo per utilizzare una vicenda di attualità per portare acqua al proprio mulino nella polemica interna tra sostenitori dell'allargamento al centro (e governo di transizione) ovvero dell'unità a sinistra (e elezioni anticipate). Ma i conti non tornano: se il limite dell'esperienza molisana sta nell'eccessivo peso dell'alleanza PD-SEL-IDV e nel non aver stabilito un accordo con l'UDC, allora la si considera troppo sbilanciata a sinistra, non certo troppo moderata; se viceversa si addossano le maggiori responsabilità della sconfitta ai grillini (considerati come estranei all'area della sinistra) e si attribuisce un valore positivo al notevole recupero di voti rispetto al 2006 proprio alla maggiore capacità di aggregazione a sinistra, con Vendola e Di Pietro in primo luogo, non ci si confonde certo con i detrattori di Frattura.
Insomma, la polemica interna al PD nazionale non è una spiegazione ed è difficile in ogni caso pensare che abbia indotto al voto disgiunto per Federico.
In parte, ci troviamo a dover di nuovo fare i conti con le dinamiche che abbiamo analizzato per il voto disgiunto di centro-destra e con l'appetibilità di una soluzione che porti ad occupare un posto di consigliere di opposizione nel fuoco di una crisi economico-sociale come quella che la Regione, e il Pese tutto, stanno vivendo. Senza il rischio (che tormenta i potenti del centro-destra) di vedersi smentire dalla dura realtà dei fatti le promesse su cui si è costruita la macchina del consenso e con in più la contendibilità del ruolo di capo dell'opposizione (con i riflessi sulle prossime elezioni): via Frattura (che potrebbe non reggere un ruolo di opposizione per un quinquennio, a maggior ragione se logorato da una campagna di attacchi ad personam anche dal campo “amico”) la contesa è aperta. E di fronte non ci sarà Iorio ma qualcuno dalle seconde file del centro-destra, avendo Iorio sbrigato nel frattempo, sperabilmente, il lavoro sporco.

LE RADICI CULTURALI E SOCIALI DEL CONSERVATORISMO DI SINISTRA DI CUI SOFFRE IL PD (QUELLO MOLISANO IN PARTICOLARE)

E' questa però solo una parte, neanche principale, del ragionamento. Può spiegare qualche ambiguità di comportamento e qualche polemica “ultronea” passate le primarie, sul moderato Frattura. Ma dobbiamo pur sempre spiegarci che cosa può aver portato gli elettori a seguire lungo questa strada gli interessi di qualche leader poco convinto del candidato presidente.
Parliamo di un paio di migliaia di elettori, o giù di lì, non si tratta dunque necessariamente di un solo identi-kit collettivo che li raccolga tutti.
Giocano aspetti simbolici, o sentimentali? Ma, ripeto fino alla noia, l'elettore sceglie con raziocinio e, se sceglie di favorire la vittoria di Iorio, mentre dà il voto al suo leader di fiducia, non lo fa per errore, né avverte contraddizioni tra le due croci che appone. Lo abbiamo visto per il disgiunto di centro-destra.
Parliamo dunque di elettori che privilegiano davvero, e con convinzione, la continuità conosciuta. Che esprimono un segno di protesta, ovvero di disagio, in un modo che non costa molto, votando al proporzionale un candidato alternativo. Tenendosi tuttavia a debita distanza da avventure (cambio di presidente) che potrebbero sconvolgere equilibri consolidati che, pur nel disagio di una crisi che “morde”, sono considerati meno pericolosi della novità.
Traduciamolo in politica (o in politichese). Sto parlando di conservatorismo di sinistra. Di una sinistra protestataria ma non riformista. Amante della denuncia ma non del cambiamento. Perché anche da sinistra, anche dall'opposizione, si possono dare risposte (o promesse) a micro-interessi.
Intendiamoci, ho avanzato ipotesi senza fornire prove “probanti”. A risultati definitivamente consolidati, a voto disgiunto completamente disvelato, sarà forse possibile chiarire meglio gli intrecci, le regressioni. Uso il termine in senso statistico (significa: correlazioni), ma forse mai termine fu più appropriato nella sua doppia accezione (significa anche: ritorni indietro).
Qui torna il discorso sul futuro del PD, perché non credo sia giusto demonizzare né i fenomeni di attaccamento romantico a simboli di cui si è perso il significato concreto, né il rigetto nei confronti di un nuovo che non infonde fiducia. Sono anzi come l'immagine capovolta, in uno specchio, della resistenza, sull'altro versante, dell'area scontenta del centro-destra, attratta da un'idea di libertà e di “pulizia”, che non trova risposta nell'offerta politica del centro-sinistra.
E' la storia di questo decennio e, guardando al Molise, delle sconfitte inanellate negli ultimi anni. Che idea ha dato di sé il centro-sinistra? In quali atti si è manifestata un'alternativa credibile? Protestare e denunciare, eventualmente, ma per cambiare o per spartire? Chi ha dato prova, oltre ogni dubbio, di essere diverso, di ispirarsi ad altre regole, ad altra cultura?
E' stato detto e ripetuto fino alla noia. Ma quale reazione si innesca da qui? Cambiare davvero, concretamente, abbandonando la strada vecchia? Oppure vagheggiare un passato virtuale, non di esperienze vissute ma di ideali abbracciati? E intanto rifiutare di dare ascolto alle sirene di un cambiamento che può comportare qualche rischio di troppo.
Non c'è nessun alibi. Il conservatorismo della sinistra e la diffidenza dei moderati si sconfiggono solo se il gruppo dirigente (i vertici politici) sono in grado di offrire strade nuove, soluzioni credibili, guadagnandosi la fiducia personale con la coerenza dei comportamenti rispetto ai valori che si enunciano. Questa è la prova con cui si sta cimentando il vertice nazionale del PD: può farcela o meno, ma sta affrontando questa prova in un passaggio di fase che ha caratteri epocali. Se il gruppo dirigente molisano pensasse di cavarsela sottraendosi bellamente al cimento, avrebbe perso in partenza. E' invece il momento della verità, la prova va affrontata convinti di poterla superare. Altrimenti si passa la mano.
Questa è la storia che comincia domani.

venerdì 4 novembre 2011

Le elezioni del voto disgiunto. Difficile archiviarle.

[2 novembre - 8 novembre]
Continuando a non commentare le elezioni regionali in Molise prima della proclamazione dei risultati, torniamo sull'identi-kit del voto disgiunto al candidato dei grillini.
Ci porta a parlare della crisi della macchina del consenso del centro-destra. Resta in piedi il rapporto tra chi gestisce le leve del consenso sul territorio e i suoi “clienti”, si spezza la fedeltà verso chi non è più in grado di garantire “vacche grasse”.
Per l'identi-kit del disgiunto di centro-sinistra si deve invece fare chiarezza sulla campagna contro il “moderatismo” di Frattura.
Da dove viene? Perché si alimenta, anche a urne chiuse? Perché non proviene dalle formazioni di sinistra?
Stranezze? Spiegabili. Andando a guardare dentro il PD.

CONTINUIAMO A NON SAPERE CHI E' IL PRESIDENTE ELETTO DAI MOLISANI PER I PROSSIMI CINQUE ANNI. LE ANOMALIE SI AGGIUNGONO ALLE ANOMALIE. C'E' CHI RICORDA LA FLORIDA NEL 2000

Riprendo il discorso dove l'avevo lasciato nel post precedente, non potendo commentare neanche questa settimana il risultato delle elezioni molisane, nel protrarsi delle verifiche in capo a Tribunali e Corte d'Appello.
A proposito di queste, solo per memoria, noto che le anomalie riscontrate sono numerose ma i controlli non sono stati pur tuttavia eseguiti a tappeto. E sì che 360 tabelle di scrutinio, con le loro crocette belle allineate, si riscontrano senza difficoltà in 1.800 minuti. Per guardare con quattro occhi si raddoppiano: sarebbero 30 ore per due persone. Dunque una coppia impegnata per 4 ore di lavoro al giorno avrebbe ultimato i controlli in 7 giorni lavorativi e mezzo, al più 10 se il lavoro si fosse limitato a 3 ore giornaliere. Se si considera che di coppie al lavoro dovevano essercene due (tra Campobasso e Isernia) e che da martedì 18 ottobre si sono già abbondantemente superati i 10 giorni lavorativi registriamo che un'ulteriore anomalia va ad aggiungersi a quelle che si sono verificate nella notte delle elezioni.
Sia detto senza voler gettare alcuna ombra sullo scrupolo con cui va avanti il lavoro dei magistrati. A loro deve anzi andare la nostra piena solidarietà: per il clima che li sovrasta, le intimidazioni che subiscono, gli ostacoli che vengono frapposti. L'attesa prosegue. Intanto qualche buontempone si diverte a rievocare quella contea della Florida dove nel 2000, tra Bush e Gore ...

TORNIAMO ALL'IDENTI-KIT DELL'ELETTORE, DI CENTRO-DESTRA COME DI CENTRO-SINISTRA, CHE HA INCROCIATO CON GRILLO

Tornando al tema, avevo sollevato, in chiusura del post precedente, la domanda: chi è, in definitiva, che ha votato candidati DI CENTROSINISTRA COSI' COME DI CENTRODESTRA, incrociando con Federico come presidente, posto che con tutta evidenza, a lume di logica, e perfino di buon senso, NON ERANO VOTI GRILLINI?
L'identi-kit dell'elettore di centro-destra che ha votato Federico presidente e quello, in parallelo, dell'elettore di centrosinistra che ha fatto altrettanto è dunque l'oggetto di questa mia nota.
Sarà l'occasione per qualche considerazione più di fondo. Sarà una prova forse un po' dura per la pazienza del lettore (lo è anche per chi scrive) ma, come si dice in questi casi “mettiamo bene le cose in chiaro”. Se mai dovesse servire...

PARTIAMO DALL'ELETTORE DI CENTRO-DESTRA

Per dare un volto all'elettore di centro-destra che ha incrociato con il candidato presidente dei grillini dobbiamo partire da una doppia premessa e domandarci preliminarmente: 1) come funziona il sistema di creazione e controllo del consenso messo in piedi da Iorio e intorno a Iorio? 2) come funziona la dinamica della competizione per il consiglio regionale, in particolare in una Regione di poco più di 300.000 abitanti come il Molise?

  1. Il sistema di creazione del consenso ruota tutto intorno alla capacità, in primo luogo del Governatore, di reperire le risorse necessarie ad elargire favori o quanto meno a rendere credibili le promesse di elargizione dei favori. La concreta attuazione è però demandata a chi manovra le leve della gestione, chi regola la “sintonia fine”, chi opera a contatto diretto col pubblico, coi “clienti”. Tutto funziona a dovere finché il “dominus” fa la sua parte, le risorse arrivano in misura sufficiente e ciò garantisce quindi la fedeltà dei “collaboratori” che le redistribuiscono. La fedeltà dell'elettorato verso il personaggio che è cuore e simbolo dell'apparato è quindi “indiretta”: è mediata attraverso la fedeltà nei suoi confronti di chi gestisce la macchina delle elargizioni e delle promesse. Che succede nel momento in cui la macchina si inceppa, le risorse scarseggiano? Succede che in parte, ma solo in parte, gira a vuoto tutta la macchina. Ma rimangono in azione molti dei meccanismi di pressione, condizionamento, fisico ovvero psicologico, messi in atto da chi gestisce le leve minute del consenso. I legami a valle conservano dunque buona parte della loro efficacia, ma quanto resiste il legame tra il dominus e il suo intorno, nel momento in cui il primo non garantisce più a dovere?
  2. Qui entrano in gioco le regole con cui si svolge la competizione elettorale. Si deve partire dal fatto che i posti in palio sono gli stessi, numericamente, che si vinca o che si perda. I soli la cui elezione è viceversa affidata in toto alla vittoria della coalizione sono, con il presidente, i candidati della lista per la quota maggioritaria. Anche in questo caso, che succede quando i posti da vincitori diventano poco appetibili a causa del quadro generale di ristrettezze e si corre il rischio di un “redde rationem” con i clienti le cui richieste sono destinate a rimanere insoddisfatte? o con quelli che rischiano di vedere i benefici ricevuti svanire nello spazio di un mattino (si pensi al rischio di non poter rinnovare già alla prima scadenza i contratti di lavoro precario)?

SI E' INCEPPATA LA MACCHINA DEL CONSENSO DEL CENTRO-DESTRA MOLISANO? SOLO VERSO L'ALTO, NON NEL RAPPORTO TRA CHI LA GESTISCE SUL TERRITORIO E I SUOI “CLIENTI”

A questi inconvenienti ha cercato di porre rimedio, peraltro con grande lucidità e sagacia, chi ha messo a punto il sistema di potere “alla molisana”. Per un verso, collocando nel listino maggioritario i personaggi a cui, almeno sulla carta, si dovrebbero attribuire le maggiori capacità di appeal e di attrazione del consenso, cioè i leader dei maggiori partiti. Per altro verso, mettendo a capo delle liste sul proporzionale le persone che godono di incarichi di sottogoverno ben retribuiti, il cui futuro è dunque totalmente legato alla vittoria della coalizione.
Tuttavia la tenuta della coalizione, nonostante la presa dei partiti e dei loro leader e l'impegno dei notabili a capo degli enti, in queste condizioni scricchiola. Nel senso che coloro che sono in lizza per un posto da consigliere con annesso assessorato sono assai meno motivati, rispetto ai periodi di vacche grasse, a spendersi per la vittoria della coalizione. Le leve del consenso nelle loro mani vengono certo usate, senza nessuna caduta di tensione e anzi esercitando una pressione formidabile per controbilanciare gli effetti negativi della disaffezione e della sfiducia indotte dalla situazione rovinosa dei conti della Regione. Ma vengono usate per garantire l'elezione in consiglio, con scarso interesse alla vittoria della coalizione. Lo status (economico ma non solo) di un consigliere di opposizione in questa regione si colloca in cima alla piramide sociale non meno di quello di chi siede sui banchi della maggioranza.

Ecco in definitiva l'effetto combinato dei due fattori. L'elettorato sfiduciato, attratto dalla protesta, volta le spalle al dominus. Proprio quelle pressioni che lo portano ad andare a votare per il “benefattore di prossimità” - se così vogliamo chiamare l'assessore o in genere il notabile punto di riferimento – si traducono in “fuoco amico” contro il candidato presidente. Paradossalmente fanno perfino più danno: sarebbero probabilmente restati a casa, sono stati portati a votare e consumano la loro vendetta votando la lista ma non il candidato alla presidenza.
Non tutti se la sentono però di varcare il Rubicone e di dare fiducia al candidato alternativo, a quel centro-sinistra che sono stati abituati a vedere come nemico dei loro interessi, o anche solo come chiacchierone senza i piedi per terra.
Non posso basarmi altro che su indicazioni, disorganiche, assolutamente non sistematiche, raccolte da rappresentanti di lista. A corredo posso portare solo una verifica fatta attraverso una ricognizione delle “coincidenze”, ma un esame con strumenti statistici più raffinati, quali gli indici di correlazione usati in genere nelle analisi dei flussi di votanti, potrebbe fornire basi molto più solide a queste considerazioni.

ALCUNI NUMERI SUL VOTO DISGIUNTO DI CENTRO-DESTRA

Mi sembra comunque di poter dire, su queste basi, che degli oltre 15.000 voti che sono mancati a Iorio in termini di voto disgiunto, circa 3-4.000 (una quota compresa tra un quinto e un quarto) si sia riversato su Federico. Restano tanti, una cospicua maggioranza, i voti provenienti dalle liste di centro-destra che sono andati a Frattura. Tuttavia queste cifre ci dicono che i voti disgiunti provenienti dalle file del centro-destra rappresentano all'incirca la metà del totale dei voti disgiunti che hanno premiato i grillini. Un totale che è valutabile tra i 6.500 e gli 8.000 a seconda del peso, difficile da stabilire con i dati finora disponibili, che può avere avuto il voto disgiunto in direzione inversa, dei grillini DOC (che hanno votato la lista 5S al proporzionale, ovviamente nella sola provincia di Campobasso) a favore di Frattura. Un peso collocabile tra un minimo di 500 e un massimo di 2.000 voti (che sarebbero pur sempre la metà dei votanti per la lista 5S al proporzionale).

IDENTI-KIT DELL'ELETTORE DI CENTRO-SINISTRA CHE HA VOTATO FEDERICO PER LA PRESIDENZA

Dobbiamo ora occuparci di quegli altri 3.500-4.500 elettori che hanno votato centro-sinistra (al proporzionale) e Federico come presidente.
Parliamo di un elettore di centro-sinistra (al proporzionale) ogni 15-20 come media regionale, chiarendo tuttavia che il peso in provincia di Isernia non può essere stato maggiore di uno ogni 25. Parliamo dunque soprattutto di un elettore di centro-sinistra (al proporzionale) della provincia di Campobasso.
Dove ha fatto breccia la propaganda contro il centrismo e il moderatismo di Frattura?
Sgomberiamo subito il campo da un possibile equivoco. Inutile andare a cercare i voti disgiunti nelle liste a sinistra del PD. Né la campagna contro Frattura degli “amici di D'Ascanio”, né quella degli “amici di Astore” (una parte del movimento Partecipazione Democratica) si può sostenere che si sia tradotta in misura rilevante in un voto disgiunto per Federico, anche se possiamo arrivare ad ipotizzarne qualche centinaio (largheggiando molto) distribuiti tra SEL, PD, Federazione della sinistra e Costruire Democrazia (abbinata proprio a Partecipazione Democratica) che ospitavano candidati a quelle aree relativamente “graditi”. E, per tagliare la testa al toro, sta di fatto che le formazioni di sinistra lo hanno appoggiato senza riserve, così come hanno fatto l'Italia dei Valori e il Partito Socialista.

COME SI PUO' DEFINIRE IL PROFLIO PERSONALE E POLITICO DI PAOLO DI LAURA FRATTURA? ASSOMIGLIA DAVVERO A QUELLO DEL CENTRO-DESTRA MOLISANO?
Non è a questi casi, identificabili e circoscritti, che si deve però guardare: conviene affrontare un ragionamento di carattere più generale, su basi più politiche, partendo da una premessa indispensabile: come può essere definito il profilo, personale e programmatico, di Paolo Di Laura Frattura?
In qualunque contesto, fuori dai condizionamenti delle dinamiche specifiche molisane, la definizione avrebbe fatto discutere: ma difficilmente sarebbe stato definito un profilo moderato. Di più: nessuno si sarebbe sognato di vedervi una qualche sia pur lontana somiglianza con il profilo del centro-destra molisano segnato dall'impronta di Iorio. Le posizioni portate avanti, anche con foga e dovizia di argomenti, così come gli impegni assunti nei confronti dell'elettorato, possono essere tacciati di qualche estremismo, possono aver fatto storcere il naso a qualche moderato amante dei toni soft. Di più, nella sua oratoria può aver avuto qualche accento eccessivo di “nuovismo” che non era facile ricondurre ad una catalogazione chiara nella polarità tra destra e sinistra. I temi dominanti sono però stati due, ripetuti fino alla noia: taglio dei costi della politica, partecipazione dal basso. Chi più di chiunque altro, tra i leader nazionali, lo ha affiancato nella campagna sono stati, fra tutti, Di Pietro e Vendola e i messaggi finali sono giunti da Pisapia e De Magistris (oltre che da Renzi). Moderatismo? Clone di Iorio, iperliberista d'assalto? Le proposte programmatiche erano di “macelleria sociale”, come ha azzardato qualcuno? Sulla sanità, sostenere che gli ospedali non vanno chiusi ma resi efficienti puntando sulla specializzazione è semmai una scommessa da vincere, per la sinistra. Sulla precarietà non spendo parole avendo avuto qualche voce in capitolo e presumendo di conoscere piuttosto bene quale sia il quadro della politiche portate avanti in Italia. C'era poco sull'ambiente? Mi sentirei di dire che c'era troppo e qualcuno aveva troppo poco tempo per leggere e giudicare.
Dunque, per non insistere troppo su un tema che in definitiva è perfino poco pertinente con l'argomento che stiamo affrontando, e per non offendere l'intelligenza del lettore, concludo su questo punto rimarcando come il profilo di Paolo Di Laura Frattura abbia tratti di originalità e di novità che andranno meglio collocati ma non è comunque riconducibile all'area del centro-destra e non è definibile come moderato, avendo se mai tratti tipici delle posizioni radicali.
C'è stata invece, qui sta il punto politico, un'area del PD che ha continuato ad alimentare la campagna sul moderatismo del candidato presidente ben oltre la fase delle primarie. Ha portato questa campagna sugli organi di stampa nazionale (Il Fatto Quotidiano, La Stampa, La Repubblica-Affari e Finanza e Il Venerdì) ha accreditato, fin oltre la chiusura delle urne (vedi la Presidente del PD su La7), l'immagine del candidato moderato che non tira a sinistra. A dispetto del fatto che la sinistra lo aveva appoggiato ben più di certe aree del PD.
Come si spiega?
Il risultato del voto non arriva. Il tema del PD richiede un certo spazio e ne ho preso già fin troppo. L'appuntamento è alla settimana prossima.

sabato 29 ottobre 2011

Non sparate sui grillini

[26 ottobre - 1 novembre]
Chi è il presidente eletto del Molise? Stiamo ancora aspettando di saperlo, in un clima che si sta facendo rovente. Perché il centrodestra che si dice tranquillo di averle vinte si sta scaldando molto per il prolungarsi di controlli di routine?
La risposta sta nell'enorme, inusitata, quota di voto disgiunto.
Ma intanto, nell'incertezza non possiamo commentare come vorremmo il risultato finale. Non è un fatto secondario, sapere chi le ha vinte, posto che in ogni caso si tratterà di poche centinaia di voti di distacco.
Nell'attesa restiamo su un livello leggero. Proviamo a dare un peso ai “10 modi sicuri di perdere le elezioni che Iorio non potrebbe mai vincere con le sue sole forze” (vedi post http://molise11.blogspot.com/2011_09_01_archive.html )
Partendo da quell'elenco, un solo approfondimento: davvero è colpa dei grillini? Davvero i grillini in Molise sono 10.650 (il 5,6%) e sono loro che Iorio deve ringraziare?
E' una tesi in voga nelle letture che sono state proposte sui media nazionali.
Ma è un'analisi che non "ci coglie".
Se ne deve proporre una alquanto diversa. Un'analisi che prende avvio in questo post. Ma continuerà dopo la proclamazione con dovizia di dati, indizi e prove. All'insegna del più puro noir scandinavo.

NON SAPPIAMO ANCORA CHI E' IL PRESIDENTE ELETTO DAI MOLISANI PER I PROSSIMI CINQUE ANNI. E LA TENSIONE SALE

Avrei proprio voluto commentare questa settimana il risultato delle elezioni molisane, anche perché le analisi che sono circolate sui media nazionali mi hanno lasciato insoddisfatto.
Da lontano, non ci colgono. Rispondono a schemi estranei al contesto, senza troppo rispetto per la verità dei fatti, per portare argomenti a favore di tesi politiche che si stanno confrontando a livello nazionale. Ma col Molise poco ci azzeccano. Non ci colgono. Chi se la prende con i grillini, chi lamenta il risultato imbarazzante delle liste di partito del centrosinistra. A occhio, schemi che possono funzionare in Emilia o in Piemonte. La realtà molisana richiede altre coordinate.
Trattengo però ancora un po' l'impazienza. Non sappiamo ancora chi è il Presidente del Molise uscito vincitore dalla contesa del 16-17 ottobre. Stiamo ancora aspettando di saperlo, in un clima che si sta facendo rovente. Perché il centrodestra che si dice tranquillo di averle vinte si sta scaldando molto per il prolungarsi di controlli di routine?
La risposta sta nell'enorme, inusitata, quota di voto disgiunto.
Così intanto, nell'incertezza non possiamo commentare come vorremmo il risultato finale. Non è un fatto secondario, sapere chi le ha vinte, posto che in ogni caso si tratterà di poche centinaia di voti di distacco.
La proclamazione si fa attendere. E' doveroso sospendere ogni giudizio politico.
Ripiegherò dunque su un discorso più “leggero”, come ho fatto nel post della settimana precedente.

TORNIAMO SULL'ARGOMENTO “COME PERDERE ELEZIONI CHE IORIO CON LE SUE FORZE NON RIUSCIREBBE MAI A VINCERE”

Tornerò dunque su un tema toccato nelle settimane scorse, quando, stando anche allora un po' sul leggero nelle ultime ore di attesa del voto, avevo proposto al lettore DIECI MODI INFALLIBILI PER PERDERE (dalla parte del centro-sinistra) una tornata elettorale che per una serie di motivi – locali e nazionali – Iorio non avrebbe mai potuto vincere con le sue sole forze (vedi il post http://molise11.blogspot.com/2011_09_01_archive.html ).
A conti fatti, numeri provvisori alla mano - al netto del riconteggio e dunque del risultato finale - propongo al lettore di divertirsi a quotare il peso che ognuno dei dieci fattori elencati ritiene ha avuto nell'avvicinarci alla sconfitta (o nel centrarla in pieno).
Lo faccio anch'io per primo. Chiarisco però che mi sono reso conto di avere omesso allora un ulteriore fattore, di cui parlerò alla fine, che non credo possa pesare per meno del 20% (ad essere buoni). Perciò, volendo fare 100 in totale penso si possano quotare i pesi attorno a una media di 8 punti ciascuno. Provateci anche voi, io dico la mia, rinviando per un'esposizione più dettagliata di ognuna delle 10 “ricette sicure per perdere” al precedente post

  1. Voto disgiunto del primo tipo (verso Grillo)- Nonostante siano stati additati alla pubblica opinione come capro espiatorio 2.
  2. Voto disgiunto del secondo tipo (verso Iorio) – Solo casi sporadici, anche dove hanno avuto un carattere “sistemico” non hanno pesato che per 2.
  3. Peppa per Peppa (mi tengo Iorio mio) - Acrobazie dialettiche, dicevo nel post precedente, a proposito di queste posizioni. Mi sbagliavo. Andavano prese sul serio. Si è trattato di un'offensiva ragionata, mirata a perdere,  con grossi supporti logistici e mediatici, tanto da meritare un bel 60. (il doppio di un bel 30 all'Università della politica)
  4. Una macchinazione di Iorio - La versione 2.0, schizofrenico paranoide, della posizione precedente è stata presto accantonata come “piano B” 0.
  5. Buono, ma NON CE LA FA - Fino agli ultimi 10 giorni meritava un bel 30, alla pari con “Peppa mia”: era la vera “arma letale” della propaganda astensionistica a sinistra, alimentata da sondaggi “farlocchi”. Ma alla fine si è capito che aria tirava davvero e non ha più fatto molta presa, 4.
  6. Lo voterei se non avessi sentito che … - La macchina del fango, del "parla, parla, qualcosa resterà", è stata sempre in funzione - nei sottoscala. Tutti consapevoli che a farsi beccare rischiavano grosso, sono rimasti confinati tra birre e salsicce, tra quattro mura, la sera tardi, anche tra le file del centro-sinistra: ma hanno comunque strappato un buon 10.
  7. Nel pogramma mancava … - Le mancanze nel programma c'erano,inevitabilmente, ma sono state ogni volta sanate senza danno per l'unità della coalizione 0.
  8. No al duo Leva-Ruta. - Tema via via evaporato. Non perché lo scontro sia stato archiviato. E' stato solo rimandato. Ma è apparso chiaro che la partita che si stava giocando non era quella 0.
  9. Non lo metteranno in condizione di governare - Dubbi rimasti tra addetti ai lavori, senza effetto sul voto 0.
  10. Ma io che ci guadagno? Versione 3.0 di Peppa mia. Troppo esplicita e quindi poco politica e poco “dicibile” 2.

Manca un 20%, ho detto all'inizio.
E' quello che si perde per non aver collocato rappreentanti di lista regionale in TUTTE le sezioni, non averli ISTRUITI sulle quattro modalità di voto possibili (secco presidente, secco lista con estensione al presidente, congiunto presidente e lista collegata, disgiunto presidente e lista NON collegata) oltre che sulla NECESSITA' di assistere alle operazioni di voto FINO ALLA CHIUSURA DEI PLICHI (meglio se fino alla consegna definitiva).
In teoria, in condizioni normali di rispetto della legalità, questo fattore dovrebbe pesare 0 (la somma algebrica degli errori di segno diverso non dovrebbe pesare a favore di nessuno dei contendenti).
In Molise invece, se ne è avuta un'ulteriore controprova in queste fasi convulse di proclamazione degli eletti, le condizioni NORMALI di legalità NON sono assicurate. Quindi dobbiamo attribuire un buon 20% di peso a questa carenza organizzativa, frutto di ingenuità, di eccessiva confidenza nella correttezza e nella lealtà dei contendenti e forse di sottovalutazione della profonda e completa trasmutazione berlusconiana dello iorismo.

MA LA COLPA NON E' DEI GRILLINI

Mi fermerei qui. Tuttavia, poiché mi rendo conto che potrei aver suscitato qualche curiosità per il peso assai marginale che ho attribuito alla componente grillina, mi fermo ancora un tantino su questo tema.
Perché quel giudizio? Mi piace andare controcorrente? Non è un mio tratto distintivo.
Ho solo una qualche dimestichezza con le categorie della logica e i loro vincoli stringenti. Inoltre, non amo i bilanci elettorali basati sul presupposto che l'elettore sia decerebrato e che non segua in alcun modo i principi basilari della logica.
Aggiungo che fare chiarezza su questo tema è forse il passaggio decisivo per poter accendere i riflettori sulla reale dinamica delle forze che sono state in campo in questa contesa elettorale.
Allora, ragioniamo. Definiamo innanzi tutto i grillini: sono gli aderenti e i simpatizzanti del movimento 5 stelle. Se la logica che li muove è quella di affermare un proprio insieme di proposte e di rimarcare una loro presenza in regione, quale risultato elettorale poteva rappresentare il loro massimo obiettivo?
Proviamo anche stavolta, come la settimana scorsa, con risposte multiple, chiuse:
A) Certi come erano di restare fuori, votare il candidato al proporzionale più vicino alle loro posizioni,
B) Indifferenti al risultato, contarsi solo con il voto al candidato presidente regionale
C) Concentrarsi sul voto al loro candidato sul proporzionale, per contarsi comunque ma lasciandosi la possibilità di portarlo in Consiglio a far valere le proposte del movimento se si fosse superato il quorum. Quanto al candidato presidente, libertà di voto, innanzi tutto al proprio candidato, ma con minore rigidità.

Penso che qualunque persona di buon senso potrebbe concordare sul fatto che se i 10.560 elettori (grillini?) che hanno votato Federico presidente avessero fatto esattamente l'inverso (lo avessero votato al proporzionale e solo in parte come presidente) avrebbero fatto un quorum pieno (e un altro mezzo) e sarebbero in consiglio. Se poi al voto regionale (per il presidente) si fossero fermati alla quota a cui si sono fermati sul proporzionale, oltre a portare il loro consigliere avrebbero anche regalato ai molisani un nuovo presidente, senza bisogno di ricontrollare tutte le tabelle di scrutinio sui voti disgiunti non registrati come ora sta accadendo con grandi fibrillazioni. Secondario, forse, nella loro logica. Ma intanto sia Pagnoncelli che Masia hanno registrato quasi un punto in meno per il 5 stelle tra il 17 e il 24 ottobre per effetto della convinzione diffusa che la vittoria di Iorio fosse colpa loro.
Ma è una colpa che non hanno.
La logica vuole che i grillini abbiano scelto l'ipotesi C. D'altra parte l'ipotesi A non sta in piedi: se ci fosse stato qualche candidato in altre liste, abbastanza vicino al loro movimento e MIGLIORE DEI LORO CANDIDATI, perché presentare la lista? Tanto valeva fare in tutta la regione come a Isernia, presentare solo il presidente e dare indicazione di voto per il/i candidato/i prescelti. E la B è puro autolesionismo: tra due modi per contarsi esattamente equivalenti, perché scegliere tra i due quello che non avrebbe portato da nessuna parte e impedito di conquistare un seggio?
Mi dispiace per chi si è fatto tentare dal rispondere A o B. La via da seguire era la C e in effetti E' QUELLA LA VIA CHE I GRILLINI HANNO SEGUITO.
Come si spiegano allora quei 10.560 voti o, più esattamente, in mezzo a quelli, i 5.000 voti circa che, pur scegliendo Federico come presidente, hanno accompagnato quel voto con una indicazione DISGIUNTA per il proporzionale? Chi è, insomma, che ha votato candidati DI CENTROSINISTRA COSI' COME DI CENTRODESTRA, insieme a Federico presidente?
La risposta, a lume di logica, è perfino banale. NON ERANO VOTI GRILLINI.
L'identi-kit dell'elettore di centro-destra che ha votato Federico presidente e quello, in parallelo, dell'elettore di centrosinistra che ha fatto altrettanto sono, LO DICO CON PROFONDA CONVINZIONE, la migliore analisi che si possa fare del voto del 16-17 ottobre, quella più eloquente e, aggiungo, rivelatrice. Ne viene a mio parere un ritratto impietoso della faccia nascosta, quella misera e anche un po' sordida, della politica molisana di oggi. Roba per stomachi forti. Preparatevi, sarà la puntata della prossima settimana, all'insegna del più puro noir scandinavo.

venerdì 21 ottobre 2011

Qualche giudizio sulle elezioni molisane. In forma di quiz

[19 ottobre - 25 ottobre]
Non mi sembra sia il caso di commentare le elezioni regionali in Molise prima della proclamazione dei risultati. Un conteggio sul filo di lana, con troppe stranezze, non consente di azzardare sentenze. Tra poche ore sarà possibile.
Nel frattempo credo però si possano avanzare prime valutazioni su ciò che le elezioni dimostrano, quale che sia il presidente eletto (che non è un particolare secondario).
Le propongo, in termini succinti, formulando alcune domande in forma di quiz chiuso a risposta multipla.

PRIME CONSIDERAZIONI SUL RISULTATO DELLE ELEZIONI MOLISANE. QUALCHE DOMANDA IN FORMA DI QUIZ CHIUSO A RSPOSTA MULTIPLA

1) E' possibile assumere come modello positivo un'esperienza che potrebbe rivelarsi una sconfitta?
A) NO, sarebbe sciocco
B) SI, il suo valore positivo dipende solo marginalmente dal risultato, che può essere influenzato da fattori esterni.
C) SI, solo a condizione di individuare con chiarezza quali sono punti di forza e punti di debolezza

2) Il risultato insoddisfacente delle liste di centro-sinistra è:
A) Un fatto che si poteva dare per scontato e in definitiva trascurabile
B) Un fatto positivo, perché sgombera il campo dai retaggi del passato permettendo di procedere a sperimentare nuove forme del “fare politica”
C) Il sintomo di un grave problema di insufficienza delle proposte politiche dello schieramento attuale di centro-sinistra, a cui è indispensabile porre rimedio

3) Essere passati attraverso le primarie di coalizione è stato:
A) Un rituale che si è rivelato inutile ed ha perfino acuito i contrasti interni allo schieramento
B) Un esperimento riuscito solo in parte perché non hanno vinto i candidati che potevano sconfiggere Iorio
C) Un punto di partenza da non disperdere e da cui non recedere in futuro

4)La grande diffusione del voto disgiunto va valutata come:
A) La dimostrazione che il candidato di centro-sinistra non si distingueva assai da quello dei centro-destra
B) Un fatto da prendere per buono in quanto ha avvantaggiato il centro-sinistra ma al tempo stesso un sintomo di degenerazione della dialettica politica
C) Un segno di insofferenza verso il sistema al potere e la spia di una voglia di cambiamento che i partiti di csx non riescono ancora a intercettare e si indirizza quindi sulla persona del candidato presidente

5) L'aver raccolto in un'unica coalizione tutte le forze di centro-sinistra è stato:
A) Un errore strategico che ha disorientato gli elettori e allontanato i moderati
B) Un primo passo sulla strada giusta, ancora inquinato tuttavia dalla presenza di liste e di candidati di segno ambiguo e di matrice centrista, a partire dal candidato presidente
C) Un risultato che all'inizio della campagna sembrava impossibile, costruito attraverso un percorso di condivisione e di ascolto che ha permesso di raggiungere l'unità su un programma fatto di poche priorità chiare e di scelte di valore nette e comprensibili.

6) La divisione del terzo polo tra i due schieramenti è stato:
A) Uno dei principali motivi del risultato insoddisfacente avendo in particolare l'UDC portato un contributo di voti rilevante e decisivo al centro-destra
B) La dimostrazione del fatto che il terzo polo è un'entità politica priva di sostanza, la cui caratteristica dominante è l'opportunismo
C) Il segno di un processo di maturazione ancora incompiuto e ricco di contraddizioni, emerse con grande evidenza nel momento in cui il centro-sinistra si è proposto con un programma e un'identità forte anziché con un'idea puramente tattica di convergenza elettorale contro Iorio-Berlusconi

7) Il risultato dei grillini è stato:
A) La riprova della stretta contiguità di quel movimento con il berlusconismo
B) Una manifestazione di disagio sociale analoga all'elevato astensionismo, testimonianza della distanza che si sta determinando tra i cittadini e la politica, a cui occorre porre rimedio con una campagna di ascolto per evitare che sfoci nell'antipolitica
C) Un segnale preoccupante di scadimento della dialettica politica a cui le forze politiche devono riuscire a reagire tornando a proporre soluzioni alternative, prima di tutto nelle scelte di fondo e nei presupposti valoriali, oltre che credibili, e ripristinando le condizioni di una partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica, valorizzando tutti i canali e le forme nuove in cui questa si va manifestando.

Potete attribuire un punteggio pari a 1 per le risposte A, 2 per le risposte B e 3 per le risposte C. Dirò ai lettori, per chiarezza, che se il punteggio è inferiore a 14 la pensiamo in modo molto diverso. Il confronto tra opinioni anche distanti è il sale della democrazia, mi corre quindi l'obbligo di ringraziare per l'attenzione prestata a un blog di cui non si condividono granché i contenuti. Se è compreso fra 14 e 20 abbiamo opinioni diverse che dobbiamo sforzarci di mettere a confronto. Se è superiore a 20, se non ci conosciamo ancora succederà presto che ci ritroviamo in qualche impegno comune.

L'appuntamento per un aggiornamento con valutazioni compiute sul risultato è al momento della proclamazione dei risultati.

venerdì 14 ottobre 2011

Volata finale in Molise

12 ottobre – 18 ottobre]
Volata finale per le elezioni regionali.
Mentre il governo nazionale gioca disperatamente le ultime carte per restare in sella appeso a un solo voto di scarto i molisani scelgono il loro futuro.
I prossimi cinque anni avranno un volto molto diverso da quello dell'Italia di oggi. Il Molise non potrà essere una reliquia di un passato che sopravvive a se stesso
Il voto di domenica e lunedì darà modo ai molisani di anticipare il futuro. Questa consapevolezza sarà più forte dei vincoli e dei ricatti che tengono soggiogata una popolazione che ha tutte le qualità per guidare il cambiamento dell'intero paese.
L'aggiornamento di questo post la prossima settimana potrà tirare le somme di questa lunga traversata.

Questo post non propone riflessioni o ragionamenti. Esprime una sola considerazione, come premessa per un auspicio di vittoria finale.

La considerazione è che, mentre il governo nazionale gioca disperatamente le ultime carte per restare in sella, appeso a un solo voto di scarto e all'improvvisa scoperta, da parte dei radicali, del valore insopprimibile del rispetto delle prerogative istituzionali (come se la mancanza del numero legale rappresentasse un vulnus della democrazia e non una delle sue espressioni) i molisani scelgono da che parte stare, non soltanto tra centrodestra e centrosinistra ma tra passato e futuro.
I prossimi cinque anni avranno un volto molto diverso da quello che oggi ci propone l'Italia in cui stiamo vivendo. Il Molise non potrà essere una reliquia di un passato che sopravvive a se stesso
Il voto di domenica e lunedì darà modo ai molisani di anticipare il futuro. Questa consapevolezza sarà più forte dei vincoli e dei ricatti che tengono soggiogata una popolazione che ha tutte le qualità per guidare il cambiamento dell'intero paese.
Intanto il Presidente Iorio non esita a scatenare una campagna di disinformazione degna delle fasi finali di una dittatura sovietica o di un regime militare.
Ho già tratteggiato nei post precedenti i caratteri salienti della campagna del centro destra, l'attacco al traditore, all'inesperienza, alla disomogeneità e quant'altro. La macchina del fango è ormai routine per lo schieramento cui appartiene Iorio. Ma le battute finali hanno riservato due sorprese degne di nota.
Abbiamo assistito a un senatore della Repubblica che rilascia false dichiarazioni sulle modalità di voto per disorientare gli elettori, smentito il giorno stesso dalle comunicazioni istituzionali diramate dalla prefettura di Campobasso. Il timore che gli elettori del centro-destra possano decidere di abbandonare il presidente pur non facendo mancare il voto all'”amico fidato” in lista ha fatto perdere la testa (e la dignità): il voto disgiunto, modalità addirittura “tipica” del sistema di voto vigente alla regione (nel senso che la caratterizza rispetto a quelle in vigore in tutti gli altri livelli istituzionali) è stato definito, non solo un voto immorale, disonesto, “accattone”, ma più semplicemente e seccamente un “voto nullo”.
Non basta. Dopo aver ottenuto l'anticipo di un mese della data delle elezioni per non risultare ineleggibile, e il complementare rinvio della pubblicazione della legge nazionale sula materia, il governatore uscente ha anche pensato bene di bloccare la pubblicazione sul BUR del decreto (del 27 settembre!!!) con cui si stabiliscono i nuovi ticket imposti per il riequilibrio dei conti della sanità. La sorpresa doveva arrivare a cose fatte, gabbando i santi cittadini molisani appena passata la festa.
Ma tant'è. Il voto di domenica e lunedì darà modo ai molisani di anticipare il futuro. Questa consapevolezza sarà più forte dei vincoli e dei ricatti che tengono soggiogata una popolazione che ha tutte le qualità per guidare il cambiamento dell'intero paese.
Va da sé che si renderà necessario un aggiornamento di questo post la prossima settimana, alla proclamazione dei risultati. Sarà l'occasione per tirare le somme di questa lunga traversata.

sabato 8 ottobre 2011

Ultime battute di campagna elettorale. L'attenzione è sul programma. Per governare

[5 ottobre - 11 ottobre]
Ultime battute di campagna elettorale per le regionali molisane.
La coalizione di centro-sinistra presenta il programma.
Smentiti clamorosamente i solerti propagandisti del centro-destra che davano per scontate chissà quali divisioni. Il programma è ricco, perfino dettagliato, e condiviso senza riserve da tutti i partiti della coalizione.
Non è un miracolo. E' il frutto di un lavoro paziente, durato a lungo, ben prima che iniziasse la campagna elettorale.
Su temi concreti, su problemi da risolvere.
In base a principi semplici, chiari, ben identificati e – qualcuno potrebbe sorprendersi – ben radicati nella tradizione politico-culturale dei vari filoni confluiti nella coalizione di centro-sinistra.
C'è solo stato bisogno di un cemento unificante: la voglia di vincere, il senso di responsabilità di fronte alla domanda di cambiamento che si leva sempre più forte dai cittadini molisani. Il segreto è tutto qui: nessuno ha voluto anteporre l'esigenza di riconoscibilità delle proprie formazioni all'interesse comune. E il progetto comune ha preso corpo.

ULTIME BATTUTE DI CAMPAGNA ELETTORALE PER LE REGIONALI DEL MOLISE. LA COALIZIONE DI CENTRO-SINISTRA PRESENTA IL PROGRAMMA

Le elezioni regionali in Molise sono alle porte. Si sente dire di una campagna elettorale “in tono minore”. Vero, perché chi ha sempre alzato il tono, investendo risorse ingenti in campagne di comunicazione martellanti, stavolta ha poco da dire. Le risorse sono sempre ingenti, anche perché non si fanno certo scrupolo di utilizzare le campagne istituzionali, pagate con i soldi dei cittadini, per magnificare l'operato dell'amministrazione uscente.
Ma per quante risorse si mettano in campo, alla fine il ritornello suonato in tutte le salse appare stonato.
“Guardate quanti soldi siamo stati capaci di portare ancora una volta al Molise”.
Sono risorse solo assegnate e non trasferite. Sono risorse già ipotecate da anticipazioni rese necessarie per i buchi che si sono creati. Già queste due semplici tolgono gran parte dell'appeal che il messaggio potrebbe avere. Ma la stonatura più fastidiosa sta nel fatto che si canta vittoria per l'arrivo (annunciato) di quei soldi ma non si ha il coraggio di spiegare come saranno spesi. Perché anche stavolta dovrebbero essere ripetute le promesse delle due precedenti campagne elettorali e c'è qualche imbarazzo a farlo: sarebbe una palese ammissione di inadempienza. Dieci anni sono passati invano.
E poiché nessuna realtà economica, neppure la più piccola regione, si può permettere il lusso di buttare via dieci anni, confessare questa inadempienza significherebbe (auto)certificare il fallimento di questa amministrazione e di un'intera “classe di governo”.
Senza contare che il ritornello contiene una postilla che finora si fa di tutto per non esplicitare ma che sarà sempre più difficile, tra ora e il 16 ottobre, oscurare o cancellare: le risorse, per ipotetiche ed ipotecate che siano, non sono comunque assegnate al governo Iorio ma al governo che uscirà vincitore dalle elezioni. L'oggetto della partita dunque resta inesorabilmente quello di risultare più affidabile quanto a capacità di fare di quelle risorse un uso efficiente, per il bene di tutti e non di pochi.

Non per niente, ritorno su un concetto più volte espresso in questo blog, la campagna del centro-destra, poverissima di contenuti, prova a insistere con monotonia su concetti con cui si vorrebbe sviare l'attenzione dalla posta in gioco (e quindi dai risultati fallimentari di questi dieci anni): il candidato Frattura non è coerente con la sua storia (con quella di undici anni fa, come se nel frattempo le lancette del tempo di fossero fermate); il candidato Frattura è un'incognita, mentre noi avremo pure commesso errori ma non vi riserveremo sorprese (come se non ci fosse un bisogno enorme di novità e perfino di sorprese); ma soprattutto, i sondaggi pubblicati fino al momento del “silenzio” stanno tutti a dimostrarlo, la campagna batte su un tasto: siamo più forti, abbiamo più consenso, il voto al candidato Frattura è un voto sprecato (aggiunta sottintesa: che potremmo farvi pagare caro...). Le intenzioni di voto hanno sempre mostrato un grande equilibrio, mentre le previsioni di vittoria premiavano Iorio. Sarà ancora così? Man mano che aumenta la presa del candidato e della coalizione si riduce anche il divario tra previsioni e intenzioni. E la dinamica che si può innestare può davvero riservare, quella sì, grosse sorprese, magari alquanto amare per il centro-destra.
Ultimo messaggio della campagna del centro-destra, in ordine di tempo, quello sulla mancanza del programma della coalizione di centro-sinistra: “Volete votare Frattura solo per la sua bella faccia? La coalizione è sempre stata litigiosa (ricordate l'Unione di Prodi?) non riuscirà mai a mettersi d'accordo.”
Invece no. Il programma della coalizione c'è. E non è solo belle parole ma impegni precisi. E' uscito da un percorso durato alcune settimane e non solo qualche ora. E' stato condiviso, senza fare ricorso a nessun “ghost writer” a pagamento che buttasse giù idee a cottimo ma riunendo intorno ai tavoli tematici esponenti delle varie forze della coalizione e delle varie aree di competenza che potevano dare un apporto di concretezza.

UN MIRACOLO? UNA MACEDONIA SENZA COERENZA? NO, IL FRUTTO DI UN LAVORO PAZIENTE SU CONTENUTI PROFONDAMENTE RADICATI NELLA TRADIZIONE POLITICO-CULTURALE DELLE FORZE DEL CENTRO-SINISTRA. TAGLIATI PERO' SULLE ESIGENZE DEL MOMENTO E DEL LUOGO, CON MOLTA CONCRETEZZA E SENZA PREGIUDIZI IDEOLOGICI

Qualcuno, non solo dal versante del centro-destra, potrà gridare al miracolo e sospettare chissà quale trucco. Una sommatoria di “desiderata” senza assi portanti e senza concretezza? Un brodo insipido, privo di sapore perché privo del coraggio necessario ad affrontare scelte complicate e rischiose, potenzialmente in grado alienare consensi?
Basta leggerlo per verificare se sia così (è sul sito del candidato Presidente, http://www.justinaflash.eu/sites/paolofrattura.it/files/documents/programma.pdf.
Credo che possa essere messa in risalto soprattutto una caratteristica del programma. Contiene un percorso di costruzione, a tappe, di una strategia di governo, indicando, insieme con gli obiettivi, modalità di realizzazione e tempi. E le modalità (in linea con quella che è l'esperienza principale di Frattura, alla guida della Camera di Commercio) sono fortemente improntate all'ascolto e alla condivisione. Fino a recuperare una parola chiave che negli anni del centro-destra al governo (in Italia e in Molise) era diventata una bestemmia: la concertazione.
Altri due aspetti vorrei mettere in rilievo: l'indicazione precisa (anche quantificata) del modo di attuare una consistente riduzione dei costi della politica e dell'apparato pubblico in genere, senza sacrificare quantità e qualità dei servizi pubblici erogati; la priorità data al tema della creazione di nuova occupazione come risultato di una crescita sana (tale da reggere alla prova del mercato e della concorrenza) e sostenibile. Merito, competenza, trasparenza sono parole classiche della sinistra democratica che ritrovano un posto centrale.
Tra il dire e il fare, si potrà dire, con quel che segue. Vero, ma il fatto che certe cose si abbia in genere ritegno perfino a dirle vorrà pur significare qualcosa. Dirle, e metterci la faccia, come si dice, è pur sempre una novità.
Come si è arrivati, in definitiva, a questo risultato (se non appare banale)? Mi sentirei di dare, da testimone diretto, una semplice risposta: c'è stato bisogno di un solo elemento unificante, la voglia di vincere, il senso di responsabilità di fronte alla domanda di cambiamento che si leva sempre più forte dai cittadini molisani.
Il segreto è tutto qui: nessuno ha voluto anteporre l'esigenza di riconoscibilità delle proprie formazioni all'interesse comune. E il progetto comune ha preso corpo.
Con la presentazione del programma Viene dunque soddisfatta una delle più importanti condizioni necessarie per vincere. Non l'unica, non sufficiente, sia chiaro. Aiuta però, nel rush finale, a crederci.